Ci fu un tempo in cui il mondo era abitato dagli dèi.

imagesun altro libro assolutamente da non perdere…

E IL GIARDINO CREO’ L’UOMO
Jorn de Précy nasce a Reykjavik nel 1837, figlio di un ricco commerciante discendente di stirpe bretone. Dopo aver visitato Roma e la Toscana e aver vissuto a Venezia e a Parigi, nel 1861 si stabilisce in Inghilterra. Trascorre alcuni anni a Londra e quindi nell’Oxfordshire, dove nel 1865 acquista il giardino di Greystone. E il giardino creò l’uomo, pubblicato in Inghilterra nel 1912, è il suo unico scritto giunto alla pubblicazione.

Cercando in rete informazioni su questo sensibile giardiniere, sono capitata qui http://www.vangaerastrello.it
scoprendo un altro blog bellissimo… la rete é così, come saltare da un ramo all’altro, si trovano sempre nuove prospettive pur stando comodamente seduti sopra lo stesso albero.e poi ancora questo altro blog stupendo http://ainhoainsardinya.altervista.org
da cui copio e incollo la gentile trascrizione di parte del testo…

Nello spazio che gli uomini condividevano con loro, l’invisibile si mescolava costantemente con la materia visibile. Era la presenza di quelle creature ben piú potenti degli uomini ad assicurare la stabilitá del Cosmo.

(…) ripenso alla mia infanzia. Rivedo i vecchi della mia cittadina perduta tra le nuvole dell’oceano Atlantico, lontana, lontanissima dall’europa civilizzata. Riascolto i loro consigli su come riconoscere in ogni roccia uno spirito, in ogni lichene la traccia di un linguaggio superiore, in ogni vulcano la dimora di una divinitá che non ha affatto abbandonato la terra, e in un ruscello i sospiri di una strega innamorata di un bel giovane. Ci credevano per davvero? Certo che sì. Sapevano di non poter fare diversamente. Quella credulitá permetteva loro di vivere in un universo stabile, rassicurante e bello. E io, ci credevo? (…) non sono mai riuscito a rinnegare le creature favolose e il mondo incantato di quegli anni.”

(…) Talvolta mi chiedo cosa siano diventati gli déi. Dove sono finiti? Quali terre hanno scelto per il loro esilio? Sono tristi e inconsolabili, come re detronizzati? Si sentono umiliati perché gli uomini hanno dimostrato che, a conti fatti, non erano cosí potenti come li si descriveva? Ci guardano sempre, si aspettano qualcosa da noi? Si, mi chiedo come giudichino noi, i loro protetti, che un bel giorno hanno deciso di ribellarsi ignorando che stavano rinunciando a un mondo di bellezza per uno spazio indefinito, un deserto inospitale.

( …) I GIARDINI. Sono questi la terra d’esilio delle ninfe e dei satiri greci, delle fate e degli elfi nordici, l’ultimo riparo offerto anche all’uomo che sogna di sfuggire all’incubo della storia e agli spazi inabitabili della modernitá. Sì, é nel giardino che puó riconciliarsi con gli dèi e con se stesso.”

“Il giardiniere lavora tutti i giorni con l’invisibile (…) Perchè dietro un segreto ce n’é, grazie a Dio, sempre un altro. Per quale diavolo di motivo bisognerebbe spiegare i prodigi del mondo vegetale? Cosa sarebbe la natura senza questi piccoli e grandi segreti?. Il giardiniere, lui, preferisce coltivare il mistero del suo luogo, lo protegge come si fa con un tesoro, modesto ma assai prezioso.

(…) il giardiniere (…) Mediante ció che fa, rinnova il legame perduto con il selvaggio che sonnecchia nell’uomo civilizzato. Di fronte alla bellezza e al mistero del fenomeno naturale riscopre senza sosta il senso del sacro, come gli uomini primitivi.”

the-secret-garden

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