Antiparassitari naturali e consociazione di piante

Ringraziando anticipatamente il sito da cui ho preso buona parte di questi testi

Molti sono i prodotti disponibili sul mercato, i più diffusi sono alcuni:

Sapone molle: si tratta di sapone vegetale a base di potassio e privo di sodio; questo prodotto viene diluito in acqua assieme al principio attivo, per fare in modo che quest’ultimo rimanga meglio attaccato al fogliame: il sapone molle viene anche utilizzato semplicemente per “lavare” il fogliame, si vaporizza sulle foglie per rimuovere delicatamente glia fidi, la melata o anche eventuali fumaggini.

Equiseto: si utilizza l’estratto di equiseto, o volendo anche un semplice macerato, come fungicida; questo prodotto oltre a debellare i funghi di gran parte delle più comuni malattie fungine, tende a prevenirle, rinforzando le pareti cellulare delle cellule della lamina fogliare.

Quassia amara: l’estratto di cassia si utilizza contro gli afidi, oltre a uccidere questi piccoli insetti rende il fogliame poco appetibile e quindi temporaneamente evita la ricomparsa. Non è dannoso per gli insetti utili. In commercio è facile trovare il legno quassio sottoforma di segatura o in cilindretti o ancora in scaglie; in questi casi, per ottenere i principi attivi, si mette il legno quassio a macerare per 24 ore circa in acqua che poi viene portata a ebollizione a fuoco lento per circa un’ora. Le dosi sono di 2 kg di legno quassio ogni 100 litri di acqua. Se invece si trova la polvere micronizzata (cioè ridotta in particelle piccolissime) si può tenere un paio di giorni a macerare senza doverla poi bollire. In ogni caso queste preparazioni possono essere evitate perché in vendita si trovano prodotti a base di quassine in soluzioni acquose che semplificano (e di molto!) il loro utilizzo.

Ortica: l’estratto di ortica invece viene utilizzato contro gli acari.

Olio di pino: in agricoltura biologica sostituisce l’olio bianco, si utilizza prevalentemente contro la cocciniglia. Da ottimi risultati anche contro larve di lepidotteri e contro i tripidi.

Nicotina: molti insetticidi di sintesi contengono un principio attivo molto tossico derivato dalla nicotina; il macerato di tabacco è un ottimo insetticida, anche se sembra possa essere nocivo anche per alcuni insetti utili e non è molto persistente.

Azadiractina: è il principio attivo contenuto nell’olio di neem, utilizzato in agricoltura biologica contro afidi e cocciniglia; viene utilizzato anche come fungicida radicale e stimolante della crescita.

Zolfo e rame: da sempre impiegati nell’agricoltura tradizionale, se ben utilizzati sono ammessi anche in agricoltura biologica, contro gran parte delle malattie fungine più diffuse.

Bicarbonato: diluito in acqua viene utilizzato contro oidio, botrite e muffe in genere.

La felce aquilina (Pteridium aquilinum) appartiene come l’equiseto e le altre felci alla divisione della Pteridophyta, un gruppo di piante antichissime apparse sulla terra alcune centinaia di milioni di anni fa durante l’era geologica del Devoniano. La felce in questione è un’erbacea perenne che può raggiungere i 3 metri di altezza ed è contraddistinta da grandi foglie di forma triangolare e completamente dentellate, sorrette da piccioli ritti e duri che sbucano da un rizoma strisciante. Cresce abbondante in terreni umidi, in prevalenza silicei, in zone boschive ma anche nell’incolto e nei pascoli e per questo viene da molti ritenuta alla stregua di una infestante; è una pianta molto ricca di potassio, fosforo, azoto e magnesio.

Come antiparassitario la felce aquilina agisce come repellente e per contatto contro gli afidi in modo efficace ma trova applicazione anche contro le cocciniglie e per combattere alcuni tipi di ruggine. Durante il periodo che va da giugno a settembre vengono raccolte solo le parti aeree della pianta e poste in un contenitore a macerare per 3 giorni: le dosi consigliate sono di 1 kg di pianta fresca (o di 100 grammi di pianta essiccata) per ogni 10 litri di acqua. Una volta ottenuto il macerato lo si deve diluire dieci volte e può essere utilizzato spruzzandolo sulla pianta e direttamente a contatto dei parassiti. Per sfruttare la sua azione antimicotica va impiegato durante la tarda primavera, non diluito, sulle piante e sul suolo a loro contiguo.

La felce aquilina è efficace anche usata per la pacciamatura delle aiuole: il forte odore emanato dalle sue foglie tiene lontane le limacce dalle nostre piante.

fonte

Aglio
Quest’incredibile pianta non possiede solamente importanti qualità organolettiche e fitoterapeutiche ma le sostanze contenute nell’aglio possono essere sfruttate a nostro favore anche nella lotta contro i parassiti. L’allicina infatti, potente antibiotico e antifungino presente in elevate quantità nell’aglio, unita ad altre preziose sostanze, ha un’azione repellente nei confronti di acari, afidi e tignole. L’aglio inoltre possiede riconosciute qualità antibatteriche e si dimostra efficace nel rallentare malattie come la peronospora, oltre a combattere, se distribuito nel terreno, alcuni tipi di nematodi.
Il modo migliore e più semplice di usarlo con buoni risultati è quello di tritare il più finemente possibile 100 grammi di bulbi in 10 litri d’acqua e lasciarli a macerare per almeno 12/24 ore (l’ideale è tre giorni) dopodiché lo si può impiegare direttamente sulla pianta versandolo delicatamente sulle parti attaccate; una volta filtrato può essere applicato molto più comodamente con l’utilizzo di un vaporizzatore.
Ricordatevi che la tempestività è molto importante per la riuscita dell’intervento: prima vi accorgerete del focolaio e maggiore sarà la probabilità di successo.
Infine applicate la soluzione la sera o al mattino presto per evitare che le gocce di acqua sulle piante, quando attraversate dalla forte luce solare, possano avere un effetto lente capace di danneggiare la vegetazione.

Assenzio
Le sue proprietà antiparassitarie sono dovute alle sostanze che contiene la pianta, tannini e resine in primis, ma soprattutto a un famoso terpene, il tujone, che abbiamo già riscontrato in un altra pianta appartenente alle Asteraceae, il tanaceto; per ottenere tale effetto si usano tutte le parti della pianta, fusto, foglie e fiori, raccolte nel periodo che va da giugno a settembre.
L’assenzio può essere usato sia come infuso che come macerato e le dosi consigliate sono di 300 grammi di pianta fresca (o 30 grammi di pianta essiccata) ogni 10 litri di acqua. L’infuso può essere diluito ma io consiglio di usarlo puro: contro la cavolaia durante il suo sfarfallamento o spruzzato direttamente sulle piante per combattere afidi e altri bruchi. Stesso utilizzo non diluito per il macerato, da spruzzare direttamente sulle piante contro gli afidi nel periodo che va dalla primavera alla fine dell’estate.

Peperoncino
Per ottenere l’antiparassitario al peperoncino serve la polvere ottenuta da semi e bacche. Se la povere la fate in proprio considerate che il grosso della capsaicina non è nei semi (che ne sono comunque ricchi) ma nella membrana interna alla bacca che deve essere dunque mantenuta nella fase dell’essiccazione al sole. Se viceversa non volete farvi la vostra polverina potete tranquillamente comprarla al supermarket.
In ogni caso dovrete sciogliere 2 o 3 grammi di polvere di peperoncino per ogni centilitro d’acqua e spruzzarlo una volta alla settimana direttamente sui parassiti presenti sulle piante. Anche per questo metodo è importante la tempestività e la frequenza dell’intervento: se l’attacco non è grave di solito è sufficiente un’applicazione alla settimana, da fare nelle ore più fresche della giornata, se invece i parassiti sono particolarmente numerosi si dovranno raddoppiare gli interventi. In caso di pioggia si deve ripetere l’applicazione.

…..

é altresì fondamentale nel nostro orto giardino creare delle sinergie utili fra le piante, un vantaggio reciproco in termini di difesa dai parassiti o di creazione di un microhabitat migliore. Si chiamano consociazioni in agricoltura sinergica e tengono in considerazione delle indicazioni fitosociologiche di reciproco stimolo alla crescita e di reciproca difesa.

E’ importantissima la prassi di coltivare delle piante ad azione repellente (come il tagete, la calendula, il nasturzio, molte piante aromatiche, ecc.) in mezzo agli ortaggi, i quali a loro volta sono scelti in modo che in ogni bancale siano presenti almeno tre famiglie diverse contemporaneamente. La scelta delle famiglie ricade spesso su quelle che portano maggiori vantaggi al suolo: le leguminose, azoto fissatici, e le liliacee, che svolgono un’importante azione antiparassitaria.

Consociazioni di piante:

Per consociazione si intende la coltivazione contemporanea sullo stesso terreno di due o più ortaggi diversi. La tecnica nasce da una semplicissima constatazione: in natura nessuna pianta cresce da sola ma al contrario deve condividere lo spazio di crescita con numerosi altri vegetali della stessa specie o di genere completamente diverso. Questa condivisione dello spazio si traduce molto spesso in una competizione tra le piante con in palio la crescita e la sopravvivenza ma in altri casi si crea una sorta di collaborazione virtuosa dove le parti in causa traggono reciproco vantaggio dalla loro convivenza. Proprio dall’osservazione di queste interazioni che è nata la tecnica e anche se va detto che non tutte le combinazioni sono efficaci (e anzi in alcuni casi si ottiene un risultato negativo), se ben fatta offre a chi la usa indubbi vantaggi.

Asparago con lattuga
Sia per i tempi di crescita (a un’asparagiaia serve diverso tempo prima di andare a regime e tiene occupato il terreno anche per 10/12 anni, a differenza della lattuga che ha tempi di crescita rapidissimi) che per la diversa profondità di sfruttamento del terreno (superficiale per la lattuga, molto profondo per gli asparagi) questa è un’ottima consociazione, basterà coltivare al centro gli asparagi e lungo il perimetro dell’appezzamento una fila di lattuga per lato.

Carota con cipolla (o porro o aglio)
Azione repellente reciproca in questa associazione: le larve della mosca della carota (Psila rosae), ghiotte della deliziosa radice, detestano l’odore delle tre liliacee e in particolare della cipolla che a sua volta viene protetta dall’azione repellente della carota che scoraggia le larve della mosca della cipolla (Delia antiqua) tenendole lontane.

Ravanelli con crescione e cerfoglio
Consociazione che esalta il sapore del ravanello: alternando infatti due file di ravanelli con una di crescione e una di cerfoglio le radici cresciute accanto al primo avranno un sapore delicato mentre le altre molto più piccante. Funziona anche se il crescione appartiene alla stessa famiglia botanica dei ravanelli. Provare per credere.

Fagioli con cavolfiore (o con i broccoli)
Una leguminosa, e quindi capace di arricchire il terreno di azoto, con una pianta gran consumatrice di quest’ultimo macroelemento: consociazione perfetta, anche perché “pescano” da livelli diversi del terreno. Fagioli nel centro e cavolfiore sul perimetro.

Patate con spinaci
In questo caso a sfruttare la situazione sono le patate che beneficiano degli essudati rilasciati dagli spinaci a livello radicale, capaci di stimolare la crescita della patata. Seminare lo spinacio ai bordi e le patate al centro.

Fave con patate
Altro esempio di difesa reciproca per questa antica consociazione. La patata tiene alla larga il tonchio della fava (Bruchus rufimanus) mentre la fava svolge un’azione repellente nei confronti della dorifora della patata (Leptinotarsa decemlineata), senza scordare che la fava è una leguminosa e che la patata e “ghiotta” di azoto… File alternate distanziate di 40 cm minimo.

Pomodoro con pisello
Due piante che si accostano bene perché da una parte sfruttano livelli diversi del terreno (in profondità il pomodoro, più in superficie il pisello) e perché il pomodoro necessita di un buon apporto di azoto garantito dal pisello, anch’esso appartenente alle leguminose e capace di fissare l’azoto atmosferico e rilasciarlo nel terreno. Consigliato il pisello nano in prima fila sui due lati maggiormente esposti al sole ma da sperimentare, alternando le piante a buona distanza, il pomodoro insieme al pisello rampicante, magari facendolo salire sugli stessi sostegni usati per il pomodoro.

Cipolle con lattuga
Facile e utile, visto l’utilizzo di questi ortaggi nell’uso quotidiano. La cipolla è stimolata dalla vicinanza della lattuga, anche se entrambe sfruttano lo stesso livello del terreno. Coltivare a file alterne distanzandole di 35/40 cm.

Sedano con porri
Coltivando questi due ortaggi se ne avvantaggia solo il sedano ma doppiamente: utile contro la septoriosi dovuta a un fungo che causa una crescita ridotta dell’ortaggio e contro la mosca del sedano (Philophylla heraclei) le cui larve si cibano delle foglie. In quest’ultimo caso alle file di porri possono essere alternate anche file di aglio e cipolla.

Aglio
Sua maestà il re aglio, insieme alla cipolla, la bulbosa più buona che ci sia non è soltanto indispensabile in cucina e benefico per la nostra salute ma se consociato con altre piante è in grado di svolgere un’azione protettiva contro parassiti e malattie, in particolare quelle di origine fungina. La sua efficacia è maggiore se associato alle fragole nell’orto e alle rose in giardino.

Cipolla
Sua maestà la regina cipolla, insieme all’aglio, la bulbosa più buona che ci sia😉 riesce a tenere alla larga diverse malattie di origine crittogamica (come lo oidio dagli alberi da frutto) e diversi tipi di mosche come quella del sedano e soprattutto della carota; con quest’ultima poi si forma una consociazione completa, almeno da un punto di vista protettivo perché la carota è in grado di allontanare la mosca della cipolla. Quando si dice la collaborazione.

Lavanda
Anche la bella e profumata lavanda non è soltanto una splendida pianta ornamentale ricca di proprietà benefiche ma riesce a svolgere un’azione repellente nei confronti degli afidi della rosa oltre ad allontanare anche le formiche, che non fanno danno diretto alle piante ma diffondono e proteggono gli afidi dai quali ottengono in premio la melata, sostanza zuccherina “di scarto”.

Tagete
Se il vostro terreno è infestato dai nematodi delle radici e le vostre piante ne vengono attaccate potete risolvere il problema coltivando sull’aiuola interessata la tagete. Le radici di questa pianta tappezzante infatti rilasciano una sostanza tossica per questi parassiti che in pratica li rende sterili portandoli velocemente a sparire. Usatela su tutta la superficie dell’area interessata anche perché l’effetto che ne scaturisce è esteticamente molto bello.

Petunia
Non è usuale incontrare la bella e colorata petunia in un orto ma se si hanno problemi con le patate è possibile servirsi di questo fiore per proteggere la coltivazione. La petunia infatti tiene lontano uno dei peggiori parassiti della patata, la dorifora. Piantatele ai bordi della coltura e otterrete una discreta protezione da questo parassita e in più donerete al vostro orto un tocco estetico insolito quanto notevole.

Pomodoro
È n assoluto l’ortaggio più coltivato negli orti d’Italia e del mondo ma il pomodoro possiede anche altre proprietà come quelle antiparassitarie. Macerando i suoi fusti e le sue foglie si ottiene infatti un ottimo antiparassitario utile per afidi e non solo, ma basta solo la sua presenza come pianta per scoraggiare molti ospiti indesiderati come le cavolaie, altiche e mosche varie.

Camomilla
Conosciuta da tempo, di solito la camomilla la usiamo per le sue proprietà blandemente sedative quando ci serve un po’ di rilassamento specie dopo una giornata stressante. Non tutti sanno però che la camomilla può essere sfruttata anche come antiparassitario: coltivata vicino ai porri tiene lontana la tignola del porro.

Sedano
Anche la cipolla ha i suoi problemi e non è solo protettiva di altre piante; uno dei parassiti che più la sisturba è una mosca detta ovviamente “della cipolla” (Delia antiqua). Se le vostre cipolle sono attaccate da questo parassita provate la consociazione con il sedano che promette se non di risolvere del tutto il problema almeno di limitarlo fino al grado di “tollerabile”.

Spinacio
Infine lo spinacio. L’alimento preferito di Braccio di ferro è un ortaggio tra i più usati in cucina ma non altrettanto coltivato negli orti amatoriali. Sbagliando, perché la sua coltivazione non è difficile e in più si presta anche come pianta antiparassitaria visto che, se coltivata di fianco alla bietola, e capace di proteggere quest’ultima dall’attacco dell’altica.

Calendula
Il genere Calendula appartiene alla famiglia delle Asteraceae e la specie più rappresentativa è la Calendula officinalis (detta anche fiorrancio o calendola). È la specie più comune del genere e si trova facilmente nei prati incolti e lungo le strade. Tutt’altro che difficile da coltivare deve essere posta in pieno sole e non ha particolari problemi ad adattarsi al clima; il terreno va mantenuto sempre umido ma non fradicio e va concimata ogni 2 settimane con fertilizzante ricco di fosforo e potassio. La sua presenza attira i sirfidi.

Tagetes
Anche il genere Tagetes appartiene alla famiglia delle Asteraceae e comprende diverse piante originarie per lo più di Stati uniti del sud, Messico e Sud America. Una delle specie più famosa è T. erecta (detta Rosa d’India) ed è una pianta annuale e rustica che si coltiva di solito in vaso ma che cresce benissimo anche all’aperto. In genere le specie di Tagetes sono annuali e vanno quindi messe a dimora da marzo ad aprile fino ai primi freddi. Amano posizioni in pieno sole e annaffiature regolari che diventano abbondanti durante i periodi più caldi dell’anno. Vanno concimati ogni 15 giorni con un normale fertilizzante liquido. Anche le piante di tacete attraggono i sirfidi.

Fiordaliso
Altro rappresentante della famiglia delle Asteraceae è il celeberrimo Fiordaliso (Centaurea cyanus), pianta annuale originaria dell’Europa dove è facile trovarla in prati e terreni incolti e lungo i bordi delle strade.  Può raggiungere i 90 cm di altezza e presenta foglie alternate,lanceolate, lunghe fino a 4 cm; il suo tipico fiore è di un bel colore blu. Visto la sua area di provenienza la sua coltivazione è molto semplice perché se la cava egregiamente da solo, basta assicurargli un’esposizione in pieno sole. La sua presenza attira i srlfidi e le coccinelle.

Ortica
Ebbene sì, la tanto bistrattata ortica (Urtica dioica) è in realtà una pianta utilissima sotto molti aspetti: buonissima in cucina (in risotti e minestroni, nelle frittate ma soprattutto come ripieno dei ravioli: se non l’avete mai assaggiati non sapete cosa vi perdete!), usatissima per le sue proprietà benefiche (vi rimando all’interessante post di Franco) nonché come antiparassitario naturale contro gli afidi, lasciare qualche pianta d’ortica vicino a orto e/o giardino è consigliato anche perché attirano le coccinelle che qui trovano riparo e nutrimento (le coccinelle infatti si nutrono anche di nettare e di polline).

Morella comune
Altra pianta spontanea la morella comune (Solanum nigrum) appartiene alla vasta famiglia delle Solanaceae, famiglia capace di regalarci piante come pomodori, patate, melanzane e pomodori ma anche, come in questo caso, piante tossiche che non è il caso consumare. Conosciuta fin dall’antichità la morella comune è diffusa in tutto il mondo ed è molto facile trovarla nei campi incolti, nei vigneti e soprattutto negli orti. Alta fino a 80 cm presenta un fusto molto ramificato, foglie lanceolate o ovate lunghe fino a 8 cm; i fiori sono bianchi e formano delle bacche ovoidali, prima verdi e poi nero lucido, che contengono molti semi. La sua presenza attira le coccinelle e i miridi.

per i polisaccaridi vi rimando a questo sito

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Una risposta a Antiparassitari naturali e consociazione di piante

  1. charada ha detto:

    L’ha ribloggato su Orto Sinergico di Aguzzanoe ha commentato:
    Interessante articolo suggerrito da Marina che non può non transitare per il nostro blog. Buono studio!🙂

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