gite fuori porta e vacanze a kilometro zero

1° Puntata:

Ho avuto la fortuna di avere un Padre che ha garantito che la mia infanzia e la mia adolescenza avvenissero nei pressi della Natura, tra alberi, prati, montagne, ruscelli, fiumi… e non solo in città dove invece sono nata. Oltre ad avere affittato una casa in campagna, dove trascorrevamo felici tre mesi di vacanza scolastica, anche d’inverno ogni week end si partiva per un grande viaggio, e ogni viaggio era sempre diverso. Lui (mio padre) saprebbe indicare a menadito luoghi e nomi che abbiamo visitato insieme, sentieri e baite di tutta l’area che circonda la città, io no purtroppo,  ero molto piccola, ricordo i profumi, i colori, gli alberi e gli insetti, gli animali e i contadini o i montanari,  ma non i nomi dei luoghi. Oggi mi capita di ritornarci per caso e di sapere di esserci già stata, spesso andavamo in val di susa, era vicino, in meno di un ora eravamo immersi in luoghi selvaggi, boschi, ruscelli, prati di gelsomini, distese di narcisi,  dove non c’era anima viva, oltre a qualche mucca tranquilla che pascolava, case abbandonate, li parcheggiavamo l’auto e poi proseguivamo a piedi. Mia madre era abituata a portarci tutto il necessario, dai cibi alle bevande, dalle giacche a vento al costume da bagno, perché non si sapeva mai cosa poteva accadere. Partivamo con il sole e finivamo nella nebbia e nel freddo, in montagna il tempo cambia in fretta, oppure partivamo con il freddo e la pioggia in città e si finiva in luoghi caldi, assolati, e magari in riva ad un torrente capitava che ci veniva voglia di bagnarci, e lei la mia mamma buddha, aveva sempre tutto il necessario per farci stare bene oltre al suo sorriso che non lesinava mai. La domenica era il nostro grande viaggio, e ogni domenica era un viaggio diverso. Noi non siamo mai andati a sciare, era troppo noioso per mio padre resistere nel casino della troppa gente, fare le code, vestirsi come astronauti impacciati con scarpe di plastica rigida non era proprio nelle nostre corde. A noi piaceva essere liberi, cantare al vento, parlare agli animali, salire sugli alberi, correre, sporcarci, inventarsi mantelli fatti di rami e foglie, mangiare frutta fresca, raccogliere le castagne, raccogliere i fiori che poi portavo alla maestra il lunedì. L’importante era uscire dalla città e partire per mete sconosciute e anche se solo per un giorno, il non vedere le auto, e non vedere anima viva, assaporando il silenzio rumoroso della natura, era tutto quello che cercavamo e regolarmente mio padre ci faceva incontrare dei mondi bellissimi.  Ci bastavamo noi quattro umani più un cane, per avere tutto il mondo a disposizione, ridere e giocare, era proprio questo il massimo per noi. Poi alla sera tornavamo sempre un po’ stanchi e noi bambini ci addormentavamo in macchina, nella fiducia e serenità che anche la prossima domenica saremmo ancora partiti per un viaggio a kilometri zero, ma dalle mille scoperte…

 

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