FIL – Felicità Interna Lorda

Il FIL, é  quell’idea ritenuta bislacca del re butanese Jigme Singye Wangchuk che nel 1972, sbeffeggiato da tutti, ideò il concetto  sostenendo che “la felicità interna lorda è più importante del prodotto interno lordo”. Oggi il FIL é oggetto di studio accademico, il FIL non si limita a valutare il livello di reddito (e di consumo) di una nazione, ma introduce una serie di parametri che lo affiancano arricchendolo, come il livello d’istruzione, l’accesso all’acqua potabile, la sanità gratuita, la percentuale di persone che usufruiscono del sistema fognario, l’aspettativa di vita, la qualità dell’ambiente, il tasso di criminalità. Tutto questo sembrerebbe ovvio, visto che, non necessariamente, un aumento del reddito costituisce di per sé un miglioramento della qualità della vita.
Oggi sappiamo che il PIL è un parametro di valutazione totalitario, frutto di un’ideologia totalitaria, che ha come obiettivo la riduzione del molteplice a un unico deprimente.

Il comunismo riduce, in estrema e approssimativa sintesi, tutto il genere umano alla sola dimensione di classe.
Il nazismo riduce tutto il genere umano alla sola dimensione di razza.
Il capitalismo riduce tutto il genere umano alla sola dimensione del consumatore.
Il cattolicesimo e tutte le religioni riducono tutto il genere umano alla sola dimensione del fedele.
Il PIL riconduce la figura umana a un’unica dimensione, quella economica, che, parte di un tutto, si fa criminalmente il tutto.

In questo senso, nella riduzione a un’unica dimensione, tutte queste ideologie o religioni sono forme (diverse e, più o meno, invasive) di totalitarismo.

Ad avvalorare questa comunanza è la costatazione che tutte quante utilizzano uno strumento comune di convincimento che si fa coercizione: il proselitismo che spesso diventa adesione coatta. Nel caso specifico del capitalismo e del PIL suo braccio armato con la pubblicità e con la colonizzazione del nostro immaginario.

In Italia, se domani fosse indetto un sondaggio ci troveremmo sommersi da parametri che segnerebbero la nostra dannazione. È noto che il nostro immaginario è colmo di una mitologia fatta di auto di grandi cilindrata, di shopping forsennato e compulsivo, di veline, di reality, di seconde case che hanno cementificato i litorali, di un crescente rumore di fondo fatto di schiamazzi fastidiosi, di prestazioni di ogni genere: lavorative, sessuali, sportive esaltate dalla chimica. Una nazione che si reputa felice solo di fronte ad una crescita del PIL.

Bisogna definire che cosa sia benessere e qualità della vita.

Alcuni di questi parametri sono catalogabili: la sanità gratuita, il livello di scolarizzazione, la qualità dell’ambiente, il livello di traffico, l’inquinamento acustico, il livello di riciclo dei rifiuti possono facilmente essere valutati anche quantitativamente, ma come definire la questione del tempo libero.
Un parametro, spesso sbandierato, è quello che misura il benessere di una persona nella quantità di tempo libero disponibile.
Giustissimo, ma per farci cosa? Quello che meglio ci aggrada è la risposta.

Ma, se la nostra mente è colonizzata interamente dal circolo vizioso del produttore/consumatore, il tempo libero sarà sempre destinato all’acquisto, che comporta coattamente un livello di reddito congruo a supportarlo. E se si rimane avvolti dalle spire della filosofia degli indici produttivi, che devono sempre indefinitamente crescere, bisognerà anche di conseguenza aumentare il livello di consumo, rimanendo incatenati al lavorare di più, per guadagnare di più, per spendere consumando di più.

Ecco dunque che l’introduzione del FIL non può essere né automatica, né indolore. Deve essere preceduta da una decolonizzazione delle nostre menti. Bisogna insomma smontare prima o di pari passo il pensiero unico che ci governa, introducendo prospettive diverse. Bisogna pubblicizzare, credendoci, stili e modi di vita diversi che poi si tradurranno in un efficace paniere che misurerà correttamente il livello di benessere.

La recente crisi mondiale ci ha costretti a vari ripensamenti ed esempi di riconversione proposti si sono già visti. Un esempio modestissimo può essere rappresentato dall’introduzione di automobili di piccola cilindrata negli USA che dovrebbero sostituire i micidiali SUV, enormi e inutili carrozzoni mangia energia. Bisogna convincerci che è “cool” il veicolo micro. Siamo dei fighi se lo scegliamo, abbandonando la correlazione tutta maschia che le dimensioni della nostra virilità nascosta nei pantaloni siano misurate dalle dimensioni dell’auto che guidiamo. È un processo di riconversione mentale, lento, difficile ma non impossibile.

Dobbiamo sostenere le campagne che promuovono l’introduzione del FIL.
Dobbiamo rilanciare la qualità della vita e lo sviluppo sostenibile in tutto il mondo.
Sarebbe un bell’esercizio scolastico far compilare agli studenti una lista che descriva quali sono i parametri che misurano il benessere o la felicità e poi discuterla tra professori e alunni. I Comuni potrebbero indire dei concorsi e delle pubbliche assise per trattare il problema. Sempre meglio di un tema sulla Resistenza o un concorso di Miss Italia.
Nella lista di parametri da inserire é necessario inserire anche il livello di accoglienza per il viandante composta da una serie di sottoparametri. Numero di fontanelle che erogano gratuitamente acqua potabile. Numero di posti letto a disposizione. Quantità d’ombra disponibile, misurata come numero d’alberi presenti nella città, dimensione del fogliame e tipo di potatura, ritenendo barbaro e incivile che un nostro fratello vegetale venga insultato con tagli che riducono la chioma ad un pennacchio ridicolo ed inutile.
Valutare la quantità di notte disponibile e il livello di buio notturno, ritenendo un omicidio la scomparsa della notte e del buio. Senza considerare che un aumento del buio, ottenuto grazie ad un minor numero d’insegne luminose e attraverso una minore illuminazione stradale notturna sia anche un risparmio ingente di energia. E sotto questo punto di vista gli Usa si scoprirebbero paese incivilissimo, mentre la Tunisia o la Grecia paesi guida.
E voi che cosa ci mettereste nella lista?
Per saperne di più:

http://www.felicidadeinternabruta.org

http://it.globalvoicesonline.org

http://quellidiviataro2.blogspot.com

Consumare e consumare non porta da nessuna parte…
la macchina dell’abbondanza ci ha dato solo povertà!

L’avidità che ci comanda é solamente un male passeggero, la LIBERTA’ non può essere sopressa!

Fate che la vita sia bella felice e libera e combattiamo tutti insieme per un mondo nuovo!

“Questo paese ha bisogno di qualcosa di più di un palazzo, ha bisogno di speranza”

Informazioni su zipstudio

100% idee, progetti, art-action, vintage, riciclo, fiori, piante...
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2 risposte a FIL – Felicità Interna Lorda

  1. zipstudio ha detto:

    Grazie Barbara!

  2. Barbara Tosti ha detto:

    sono totalmente d’accordo🙂 bell’articolo !

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