Prendersi cura della TERRA! Il problema è la soluzione.

Quando usiamo la parola “terra” la prima immagine che ci viene in mente è il pianeta terra, quella pallina azzurra sospesa nell’universo, che tutti abbiamo avuto modo di visualizzare più chiaramente, espandendo la nostra coscienza, proprio quando ci sono state mostrate le prime immagini dal satellite,

immagini che ci mostravano come fosse vista da molto lontano, quella superfice su cui abitualmente invece, noi umani appoggiamo i nostri piedi.

La nostra terra è una pallina azzurra, perchè è un pianeta che ospita acqua liquida in grande quantità. L’acqua sulla terra copre infatti il 71% della superficie terrestre ed è suddivisa in un 97% di acqua salata e un 3% di acqua dolce, il cui 68% circa è sotto forma di ghiaccio.

La terra la nostra terra è per ora l’unico pianeta conosciuto ospitante la VITA.


Queste forme di vita compongono quella che viene chiamata la BIOsfera.
La complessa interazione fra BIOsfera e singole forme di VITA ha portato alcuni autori all’ipotesi di Gaia un ipotesi che sposo volentieri, secondo la quale la vita sulla terra è possibile grazie al comportamento degli esseri viventi che mantengono una delicata omeostasi.

L’omeostasi per dirla in breve è la condizione di relativa stabilità interna degli organismi che deve mantenersi anche al variare delle condizioni esterne attraverso meccanismi autoregolatori. Per farvi un esempio molto semplice pensiamo all’estate, quando la temperatura dell’ambiente esterno diventa molto elevata e il nostro organismo reagisce sudando, questo è un esempio di omeostasi in cui, all’insorgere del caldo eccessivo, il corpo reagisce cercando di mantenere invariata la propria temperatura interna rispetto a quella esterna per mantenere stabile, la nostra temperatura corporea interna.

L’omeostasi è una delle caratteristiche peculiari degli organismi viventi.

Tutti gli apparati del corpo di un organismo vi partecipano, in quanto fondamentali per la sua stessa sopravvivenza.  Espandendo questo esempio, dobbiamo capire profondamente che anche noi umani in qualche modo siamo gli apparati di un immenso corpo vivente in un sistema chiuso e perfetto che vive da milioni di anni che è questo pianeta, e che quindi volenti o nolenti, dobbiamo renderci conto che partecipiamo alla vita di quello che chiamiamo il pianeta terra.

Noi umani non siamo immersi “nella” natura, noi siamo la natura, noi siamo parte del tutto e non siamo “altro” dalla natura, ne siamo “oltre” alla natura, ne ne siamo i padroni, ne possiamo permetterci ancora di continuare ad esserne solo dei predatori, perchè è evidente a molti, ma purtroppo non ancora a tutti, che non esiste nessuna separazione tra noi e tutto quello che ci circonda.

Tutto questo i Lakota l’hanno sintetizzato nella più semplice delle loro preghiere “Mitakuye Oyasin” che vuol dire proprio “in tutte le relazioni”, e Gandhi diceva saggiamente “Tu ed io siamo una cosa sola. Non posso farti del male senza ferirmi”, sono pensieri semplici e lineari, ma che ci insegnano a definire una realtà invece molto complessa e articolata.

L’unica separazione grave tra l’uomo e il suo ambiente circostante, è avvenuta purtroppo molti anni fa dalla infantile e distorta visione di onnipotenza dell’uomo sulla terra, una visione antropocentrica che predisponeva l’uomo ad atti di controllo su di essa e non certo di armonizzazione con essa, un atteggiamento predatore che con il meccanicismo Cartesiano ci ha portato nel punto storico di crisi in cui ci troviamo tutti quanti noi oggi.

Gli uomini da tempo cercano rimedi complessi e sempre più tecnologici che vanno esattamente all’opposto di quelle che sono le regole naturali, un esempio è la “resistenza” anzichè la “resilienza“. La resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi e sopravvivere a eventi esterni anche di tipo fortemente traumatico e ci insegna che più il sistema è resiliente più grande è il trauma che riuscirà a superare senza degenerare. La resistenza invece risulta innaturale perchè prevede un atteggiamento rigido, forzato, assolutamente innaturale  che nel tempo finisce per spezzarsi, impedendone la vitale rigenerzione naturale. L’interazione uomo-ecosistema resiliente, non reagisce semplicemente agli eventi negativi, ma li anticipa o li individua in fase precoce adottando provvedimenti per farvi fronte prima che sortiscano effetti gravi.

Osserviamo increduli invece al persistere da parte delle amministrazioni governative mondiali, l’inseguimento di una logica ancora meccanicistica e riduzionista nel voler continuare a produrre energia attraverso la tecnologia nucleare. Una energia che sappiamo bene che proviene da una fonte fossili non rinnovabile e quindi limitata, ma che viene nonostante tutto pericolosamente utilizzata e promossa solo per fini produttivistici, incuranti delle conseguenze irreversibili che induce e indurrà nella BIOsfera.

Pur partendo infatti da un elemento terrestre quale l’uranio, la tecnologia nucleare, crea nel suo normale funzionamento elementi che non sono mai stati presenti “naturalmente” e che non trovano posto nella memoria vitale del sistema terra. Elementi che, determinando l’impossibilità di venir riconosciuti, impediscono il naturale e vitale processo omeostatico. Un esempio pratico di questa incompletezza è lo iodio radioattivo prodotto dalle reazioni di fissione nucleare rilasciato nella BIOsfera, che data la sua estraneità, impedisce di venir riconosciuto come pericoloso dall’organismo umano, e viene quindi trattato alla stessa stregua dello iodio naturale dai processi metabolici, causandone invece le ben note conseguenze sanitarie sulla tiroide.

Queste premesse servono a capire che “prenderci cura della terra” non differisce dal prendersi “cura di noi stessi“, prendersi cura della casa che abitiamo vuol dire migliorare la nostra esistenza, vuol dire assicurarsi che il nostro essere umano altamente sofisticato possa continuare a vivere e a procreare.

Ma la terra che intendo é quella frazione minimale fertile che in città è oramai misconosciuta, proprio perchè coperta da alti strati di cemento e catrame, un suolo grigio su cui tutti noi poggiamo i nostri piedi, a sotto il quale lei vive ancora anche se non ricordiamo più la sua peculiare importanza vitale. La terra è il nostro cibo.  Anche se non é apprezzabile ad occhio nudo questo suolo é un ecosistema formato da diversi elementi minerali e da una miriade di esseri viventi.  Questa terra é quella che gli Inca chiamavano la Pachamama, la Madre Terra, la nostra madre, una spugna fresca, umida e scura, una sottile pellicola tra il vivente e il non vivente che contiene gran parte degli elementi necessari per la vita.

Il suolo infatti fornisce alle piante i minerali essenziali per la loro crescita.

Ogni suolo ha una storia più o meno complicata ed é in continua trasformazione, la sua formazione é spesso un processo molto lento, ma che può essere distrutto in poochissimo tempo.

Il suolo ospita una grande varietà di organismi e microrganismi, ospita le radici delle piante, ife di funghi, mammiferi come ricci, conigli o talpe, invertebrati come i lombrichi, acari e insetti, pensate che un grammo di terreno fertile può contenere 30.000 protisti (organismi viventi uni o pluricellulari costituiti da cellule dotate di nucleo), 50.000 alghe, 400.000 funghi e 2 miliardi e mezzo di batteri.

Il suolo é una struttura viva e dinamica in continua trasformazione che va considerata come un ecosistema a se stante.
L’ HUMUS che in latino significa proprio terra, e la nostra risorsa più importante, ma anche quella più in pericolo in questo momento. Solo una minima parte della superficie terrestre é coltivabile, perché vaste aree sono o troppo salate, troppo rocciose o troppo inclinate o infine sono ricoperte dalle poche foreste superstiti.  I terreni agrari si stanno riducendo progressivamente per via dell’inquinamento, dell’urbanizzazione e dell’uso errato del territorio e i maggiori danni ai suoli sono causati  dal disboscamento, dal pascolo e dall’agricoltura intensiva a monocoltura, questi esempi di ecosistemi semplificati in cui l’uomo ricorre a vari tipi di veleni quali gli erbicidi, gli insetticidi e gli antiparassitari, bilanciando il conseguente deficit di sali minerali dovuti alla forte riduzione o all’interruzione dei cicli biogeochimici, somministrando grandi quantità di fertilizzanti industriali che rendono a lungo andare il terreno sterile o inquinato. Questo sfruttamento eccessivo da parte delle industrie alimentari o conserviere dei paesi industrializzati viene attuato soprattutto nelle aree del terzo mondo.

Ma perché si può dire
IL PROBLEMA E’ LA SOLUZIONE!

Perché proprio naturalmente la’, dove il problema si pone in modo estremo, si possono trovare le migliori soluzioni. La coevoluzione nel corso del tempo ha sviluppato le risposte migliori. Vediamo infatti che in certi luoghi dove il problema della progettazione é meno grave, la gente spesso lo ignora oppure escogita soluzioni che prevedono sforzi o risorse maggiori per superarlo. La storia della rana, che non riesce ad uscire dall’acqua della pentola man mano che la temperatura sale ad un livello letale, illustra come variazioni di poco conto finiscano per creare una situazione senza vie di uscita e quindi una trappola.

Quindi adesso noi abbiamo di interagire con molta attenzione, creatività ed efficienza, rivoluzionando il nostro pensiero attraverso un attenta osservazione dei modelli e dei dettagli, pensando dal alto verso il basso e agendo dal basso verso l’alto. Il nostro paesaggio diviene il nostro libro di testo e intervendo il meno possibile e rallentando il più possibile riconosceremo meglio quelli che sono i vicoli ciechi della progettazione.

Per esempio vediamo bene che siamo letteralmente circondati da scarti di ogni genere derivati da silvicoltura, industria e altre attività umane, scarti in grandissime quantità in particolare di materiale organico, bene non dobbiamo fare altro che utilizzarlo al meglio per migliorare il suolo, la terra, non bruciarlo o buttarlo in discarica, ma conservarlo trasformarlo per esempio con l’aiuto dei nostri simpatici lombrichi e ridarlo alla terra da cui proviene.

Tutto questo solo per fare un esempio di risorsa che può essere adoperata con un basso o quasi nullo assorbimento energetico.

Oggi dobbiamo applicare i principi della permacultura che identificano chiaramente la distinzione tra fonti di energia e riserve di energia, principi che si muovono dall’uscio di casa nostra, fino all’orizzonte e che trattano delle “opportunità” che abbiamo davanti a noi oggi, proiettandole nel futuro indefinito. Queste opportunità possono essere riassunte nella ricostituzione del capitale naturale del territorio in base a quattro importanti riserve di energia: Acqua, Suolo vivente, Alberi, Semi. Perché il motore che ha fatto evolvere la vita per milioni di anni, é stato proprio alimentato dall’energia del sole e della terra, e questo é il punto fondamentale e indispensabile da cui ripartire per la continuità della civiltà umana in questo futuro di declino energetico.

Quando la terra sotto i nostri piedi non assomiglierà più ad una lastra di cemento morto, ma ad una spugna umida e viva, solo allora sapremo di essere nuovamente sulla pista giusta.

La natura attende la scintilla,
ci sarà un nuovo seme!


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